Negli ultimi mesi, le autorità sanitarie hanno rilevato la presenza di legionella in alcuni impianti di acqua calda sanitaria nell'area di Milano.
Episodi come questo non sono imputabili alla rete idrica, ma alla gestione interna degli impianti: serbatoi, boiler, tratti di rete poco utilizzati e zone con acqua stagnante.
Questo fatto di cronaca è un'occasione utile per riflettere su un punto spesso ignorato: non tutti i sistemi di produzione o accumulo dell'acqua calda presentano lo stesso livello di rischio.
E in particolare, gli accumuli tradizionali sono molto più vulnerabili rispetto a soluzioni moderne come le batterie termiche i-TES, che per loro natura non permettono la proliferazione del batterio.
La legionella non nasce dall'acqua potabile, ma dalle condizioni che si creano all'interno di alcuni impianti. Il batterio prolifera in tre situazioni:
Questi elementi non sono una fatalità: sono una conseguenza diretta di come è progettato e gestito un impianto ACS. Ed è proprio per questo che gli accumuli tradizionali risultano più critici.
Gli impianti con boiler o serbatoi di acqua calda sanitaria devono immagazzinare grandi volumi d'acqua per poter garantire disponibilità immediata. Questo però crea automaticamente l'ambiente ideale per la proliferazione della legionella.
Ecco perché.
Un serbatoio da 300 o 500 litri non ruota continuamente.
Una parte dell'acqua resta lì, immobile, soprattutto nelle fasce orarie di bassa richiesta. Dove c'è acqua stagnante, c'è rischio.
Anche quando il boiler è impostato a 60 °C:
La cosiddetta stratificazione termica è uno dei problemi più difficili da gestire.
In condomini, hotel, palestre, strutture sanitarie, l'anello di ritorno dell'acqua calda può includere:
Sono questi gli elementi in cui la legionella trova il suo habitat.
Shock termici, disinfezioni, controlli microbiologici:
i trattamenti servono, ma non eliminano l'origine del problema, che è l'esistenza stessa di un grande volume d'acqua ferma. Finché quel volume esiste, il rischio non può essere eliminato del tutto.
Qui sta la differenza fondamentale. Le batterie termiche i-TES non accumulano acqua, ma energia termica.
Al loro interno non c'è un serbatoio dove l'acqua resta in attesa di essere utilizzata. L'acqua attraversa la batteria, scambia calore con il PCM e prosegue immediatamente nel circuito.
In altre parole:
La batteria termica i-TES non elimina la legionella: elimina la possibilità che possa proliferare al suo interno.
Ed è esattamente ciò che un progettista vuole ottenere quando pensa alla sicurezza microbiologica dell'impianto ACS.
Indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, ci sono alcuni principi base:
Le batterie termiche rientrano esattamente in quest'ultima categoria, offrendo un vantaggio progettuale decisivo: nessun contenitore di acqua dove la legionella può proliferare. Scopri come funziona l'accumulo termico PCM e perché consente di ottenere disponibilità immediata di acqua calda senza immagazzinare grandi volumi d'acqua in questo articolo su pompe di calore e batterie termiche.
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